Archivio Capitolare di Arezzo

Piazza di Murello, 2 Arezzo
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Regolamento dell’Archivio

Archivio Capitolare di Arezzo

Responsabile: Don Carlo Cannelli
Sede: Piazza di Murello, 2 – Arezzo
Telefono: 0575 26552
E-mail: archiviostorico@diocesi.arezzo.it

Orario di apertura:
Martedì dalle 9 alle 19
Mercoledì e Venerdì dalle 9 alle 15


L’ARCHIVIO CAPITOLARE DEL DUOMO DI AREZZO.
Forse poco conosciuto dagli studiosi locali, è oggetto di ricerche da parte di studiosi europei e americani. Vari suoi documenti sono stati pubblicati già nel 1700 dal Muratori, seguito poi da una serie innumerevole di studiosi fra cui il nostro Pasqui che nei quattro volumi del suo Codice Diplomatico ha presentato una serie di documenti, fino alla fine del 1300, scelti secondo i criteri storiografici dell’epoca(1). Anche recentemente studiosi italiani, come Tabacco e Nicolaj, o stranieri, come Delumeau e Larson, hanno ricercato nel nostro archivio materiale per approfondire aspetti particolari di fenomeni storici come lo sviluppo della egemonia politica o la cultura cancelleresca aretina o il sorgere del volgare. Ormai sarebbe possibile fare un accenno per testimoniare come l’archivio Capitolare è veramente un punto di riferimento per gli studiosi di tutto il mondo. Voglio invece fermarmi un pò sul suo inizio e sviluppo e sul suo svilupparsi.
In teoria ogni ecclesiastico dovrebbe avere un archivio, per documentare la sua legittimità (fondazione, statuti….), la sua attività (Verbali, Ricordi … ), la sua economia (Catasti, Campione, debitori-creditori … ). Sappiamo che i cristiani fin dai primi secoli hanno avuto attenzione ai documenti che li riguardavano.
Ad Arezzo una ragione particolare costrinse ad avere una attenzione maggiore ai documenti. Alla fine del secolo VII incomincia la lunga discussione con Siena per la giurisdizione ecclesiastica sulle chiese in territorio senese. Varie volte troviamo che oltre a testimoni vengono cercati e portati i documenti relativi. Anche ora i più antichi documenti che abbiamo si riferiscono a quella lite, alcuni trascritti nel sec. XI. Intorno all’840 fu costruito il Capitolo della Cattedrale del vescovo Pietro I. I suoi componenti, oltre ad aiutare il vescovo nelle pratiche pastorali, riuscirono a costituire una scuola che ebbe grande fama e alterne vicende fino ancora al 1500. In particolare essa viene ricordata per la “littera aretina”, per la pratica di cancelleria e per le miniature; di risonanza particolare l’organizzazione del canto al tempo di Guido Monaco.
Tutto questo ci permette di supporre l’esistenza di materiale archivistico piuttosto cospicuo. Ma le vicende varie della città non hanno permesso che detto materiale giungesse completo fino a noi. Distruzioni e lotte di fazioni, trasferimenti dalla Curia e dalla sede del Capitolo, incendi e devastazioni di eserciti e compagnie di ventura, oltre ai danni del tempo e di periodi di incuria, hanno ridotto ilo materiale rimasto.
Il capitolo della Cattedrale nel 1200 fu portato presso la Chiesa di S. Pietro maggiore, dentro la città, pur mantenendo il servizio al Duomo vecchio.
Negli statuti del Capitolo, fatti nel 1263 sotto la propositura di Ranieri degli Ubertini e il vescovato di Guglielmino degli Ubertini, si specifica il compito dell’incaricato dell’Archivio(2). I canonici devono eleggere “sacristam qui custodiat libros et thesaurum, instrumenta, privilegia et rescripta”; se sono “necessaria pro juribus Ecclesiae reacquirendis et conservandis” li può dare al Proposito o ai canonici, ma “tunc scribat cui detur instrumentum et quod instrumentum dat et ipsum repetat et ei reddatur infra mensem”. Quattro volte all’anno, e cioè alle quattro tempora, dovrà “privilegia et rescripta foras extrahere, excutere et videre et cuiuslibet castri vel loci instrumenta per se simul in uno saccho ponere…”. Era dunque tenuta una sistemazione con criterio toponomastico.
Queste disposizioni furono ripetute anche negli Statuti seguenti, anche quando l’incarico fu affidato ad un “Archivista” scelto sempre fra i canonici. Particolare attenzione fu riservata alle carte che giustificano le proprietà del Capitolo, sparse specialmente nella Valdichiana e intorno al 1250 furono fatti i Catasti di Tegoleto e Alberoro (Diplomatico n.61 8 e n. 61 9 ), tra i più antichi rimasti.
Presso l’Episcopio dovette rimanere almeno una parte del materiale che interessava direttamente la Curia e il Vescovo, ma fu tenuto con minore attenzione o almeno dovette subire manomissioni e bruciamenti.
Infatti il vescovo Francesco Minerbetti scrive, il 30 aprile 1535, ai Priori di Arezzo per consegnare alla loro custodia quei documenti “che si sono in parte ritrovati et salvati per nostra diligenzia” mentre essendo “in custodia di private persone… si porerian come delli altri perdere”. I documenti, dice il vescovo, sono “con loro sigilli antiqui et in membrana scripti et alcuni in littera logobarda” e sostiene, con un pò di nostalgia , che se fossero stati ben conservati e difesi quelli riguardanti i possessi vescovili ” più fructeriano alli episcopi arretini che al presente non fructa el Ducato di Milano”. Propone dunque che, insieme ad alcuni preziosi parametri, siano messi in un cassone con “un serrame fote con tre chiave diverse che una sia sempre in poter dei Gonfaloniere…”(3).
Di un “capsone ferrato” si parla anche in documenti del Capitolo, (4) ma non si fa riferimento a chiave presso il Gonfaloniere, ma solo presso il Camarlingo e il proposto; nel 1571 si parla di una seconda cassa nella quale ci sono “aliae scipturae particurare” e l’argenteria. Non è facle identificare i documenti che vengono citati; certamente nell’elenco di Minerbetti c’è il privilegio di papa Silvestro ” da venerarlo come una reliquia” e altri di imperatori che si ripetono in un elenco di 13 documenti ritirati dal Vescovo “pro defesione rerum Episcopatus” al 21 Nov. 1537, estratti “de capsone sacrestiae Cathedralis ecclesiae” e consegnati dal notaro del Comune anche per conto dell’Opera del Duomo.
Attualmente pergamene, che interessano attività dei Vescovi, si trovano sia nell’Archivio della Cattedrale che nell’Archivio di Stato, già facenti parte dell’Archivi dei Comune.
Nel 1571 i Canonici chiedono ai Conservatori dell’Archivio di non inviare a Firenze il materiale notarile, secondo gli ordini di Cosimo(6). Infatti ancora, tra il materiale del Diplomatico, nell’Arch. Capitolare ci sono alcuni pezzi di notari, anche riguardanti affari privati.
Nel 1700, anche per stimolo del vescovo Falconcini (1704-1724) che cercò personalmente materiale archivistico e stese un Chronichon della Chiesa aretina, purtroppo rimasto manoscritto, e in seguito per le ricerche del Muratori, si riorganizzo l’archivio, anche fu unito ad una ampia Biblioteca, nei locali dove prima stavano i granai, e dove attualmente è situato il Museo diocesano. Dalla munificenza dell’Archivista P. Giannerini furono fatti fare scaffali sia per l’archivio che per la biblioteca. Insieme agli studiosi aretini G.F. De Giudici, Giac.Fossombrini, A.L.Grazini, il Giannerini riordinò le pergamenesecondo il criterio cronologico e fece una attenta ed elegante Synopsis, mentre i quattro cercavano nei vari archivi le notizie che riguardavano la Chiesa aretina facendo poi un elenco (forse una prima parte di lavoro) di quanto moto, in 3 registri di “Excerpta” rimasti manoscritti.
Al tempo della soppressione napoleonica fu portato nell’archivio il materiale dei Monasteri di S. Maria in Gradi e di Badia. Purtroppo furono portate quasi solamente le pergamene, mentre altro materiale manoscritto veniva disperso o venduto a peso. In seguito altro materiale giunse anche come donazione di privati. Piuttosto importante e consistente il materiale giunto “ex archivis variis” cioè (anche questa volta solo pergamene) dagli archivi di conventi soppressi.
Intorno al 1950 dovendosi riparare le varie stanze del Capitolo e con la volontà di ordinare un Museo diocesano, l’archivio fu portato in ambienti nuovi e il Museo fu sistemato nei locali dell’Archivio e Biblioteca. In seguito fu portato anche il materiale della Fraternita del Clero, rimasto nei suoi locali, passati al seminario diocesano.
Anche attualmente l’archivio è meta di studiosi per ricerche vertenti i più ampi orizzonti, e di studenti alle prime armi della ricerca, per tesi di laurea, alcune delle quali hanno avuto la possibilità di essere pubblicate, almeno negli aspetti più importanti, in collane o riviste prestigiose.(7)
Pur essendo sufficientemente ordinato, e l’indice che alleghiamo lo dimostra, siamo in attesa di pubblicare per completo il Repertorio. Così pure una ventina di anni fa avevamo programmato la pubblicazione delle pergamene, almeno fino al 1200. Dal paradigma allegato è facile comprendere come il Pasqui abbia soddisfatto soltanto in parte a questa esigenza.(8) Varie difficoltà, in massima parte di finanziamento, non ci hanno permesso di andare avanti. Negli strettissimi limiti finanziari abbiamo preferito iniziare un risanamento dei pezzi in pessime condizioni, che prosegue con lentezza. In corso di pubblicazione le carte della canonica di Arezzo.
Speriamo di fare meglio e di più se troveremo degli sponsors.
Nel 2003 al tempo del vescovo Bassetti Gualtiero è stata realizzata una nuova sede per l’archivio storico diocesano nella quale è stato trasferito anche l’archivio capitolare.
La relazione e stata completata con la proiezione di diapositive riguardanti alcuni pezzi interessanti dell’archivio.

NOTE
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1 – U. Pasqui, Documenti per la storia della città di Arezzo nel Medio Evo, Firenze-Arezzo, 1899-1937,
2 – Archivio Capitolare Aretino (ACA), perg. n. 665.
3 – Archivio Stato Arezzo (ASA) Materie diverse fase. n. 29.
4 – ACA, Deliberazioni D, e. 123 e Deliberazioni C, e. 41.
5 – ASA, Deliberazioni della Magistratura, n. 21 c. 17v e 133Y. (‘,) ACA, Deliberazioni D, e. 124.
6 – ACA, Deliberazioni D, c. 124
7 – Ricordo = 1 codici liturgici miniati dugenteschi, a cura di Roberta Passalacqua edito a Firenze nel 1980 presso la Nuova Italia. Francesco D’Assisi e Francescanesimo nel territorio aretino (sec. XIII-XIV) di M G. Nico Ottaviano editori Arezzo, 1983. Di molto materiale che viene pubblicato non e possibile sapere perché a volte stampato in riviste straniere e non sempre gli studiosi, come promesso, inviano gli estratti.
8 – ELENCO DELLE PERGAMENE

INDICE DEL MATERIALE DELL’ARCHIVIO CAPITOLARE ARETINO
(ACA)

Dell’Archivio della Canonica aretina fa parte materiale diverso, che proviene o dalla Canonica stessa o da vari enti ecclesiastici e famiglie aretine, raccolto e ordinato in massima parte nel 1700. Lo troviamo diviso in vari fondi.

FONDO CANONICA
Raccoglie atti che si riferiscono direttamente al Capitolo della Cattedrale o in generale alla Diocesi. Una parte fu ordinata verso la metà dei 1700 sotto la direzione di Paolino Giamerini. E’ diviso nelle diverse serie:

A) DIPLOMATICO DELLA CANONICA. Un gruppo di 1050 pergamene che riguardano il periodo 650-1750 ordinato in ordine cronologico, cui sono state aggiunte un piccolo numero di pergamene, di minore importanza. Nel gruppo sono stati messi anche alcuni fascicoli di notari. Questo materiale fa riferimento al Capitolo, alla Diocesi e in parte anche alla vita civile.

B) VERBALI DELLE ADUNANZE CAPITOLARI. La serie è ancora aperta perché il Capitolo,
almeno in parte, continua nelle sue funzioni. I pezzi hanno indice per argomenti e vanno dal 1430 al presente. Per il periodo fino al 1518 mancano alcuni anni. Verbali di Adunanze di Capitolo, anche precedenti, si trovano nei registri dei notari di Curia. Sono 28 pezzi.

C) ”PETIZIONI”. Sono filze rilegate in pergamena, eccetto le ultime, che contengono richieste, lettere, petizioni, di cui si discuteva in adunanza. Sono 16 pezzi dal 1661 al 1960.

D) ”PROCESSI”. Due serie di materiale Vario che riguarda questioni e liti del Capitolo con privati e enti pubblici. La prima serie, di 10 pezzi, con indice compilato da P. Giannerini, copre il periodo 1532-1793.
La seconda serie di 17 pezzi va dal 1542 al 1902. Alcuni fascicoli sono riuniti in “Processi vari”, altra serie con appunti su varie cause dal 1609 al 1938.

E) CORRISPONDENZA. Filze 11 dal 1411 al presente con lettere di Vario argomento indirizzate al Capitolo. Ogni filza ha l’indice, eccetto le ultime due.

F) CAMARLINGO. Varie filze che riuniscono in modo disordinato i registri del Camarlingo, del
Provveditore e anche del “riscontro del Provveditore”. Una parte e detta “Provveditore” e va dal 1420 al 1889 mentre un’altra è “Amministrazione capitolare” e va dal 1535 al 1888. Alcuni anni mancano. Gli argomenti riguardano generalmente le Entrate e Uscite della Massa capitolare.

G) SAGRESTIA. Il materiale di questi registri ha riferimento alle spese e all’organizzazione della Sagrestia, cui presiedeva un Canonico sacrista. Comprende = 4 volumi di inventari (manca A); vanno dal 1500 al 1893. 15 volumi di Entrate-Uscite dal 1373 al 1824; mancano 1374-1527. Questi pezzi sono intestati, a volte, Zienda. Ci sono inoltre 3 pezzi per le spese della cera, due dei “drappelloni” da pagarsi ad ogni nuova nomina e un registro “Processione del Corpus Domini” (1905-1914). 5 Pezzi riportano gli elenchi dei Debitori (1805-1959). 17 Registri del Maestro di Sagrestia (1752-1963); dopo questa data la Amministrazione autonoma della Sagrestia fu riunita a quella generale tenuta dal Camarlingo.
8 Buste (1716-1961) contengono i mandati a uscita – 25 pezzi riguardano le amministrazioni dei legati – 280 vacchette (1538-1960) contengono le registrazioni delle messe quotidiane o per soddisfazione dei legati.

2. FONDO DI BADIA
Contiene solamente le pergamene della Badia delle Sante Flora e Lucilla, soppressa nel 1814. C’è anche collegato un Volume manoscritto dell’abate Scarmagli che contiene la Synopsis delle pergamene e indicazioni tratte da altri documenti purtroppo perduti; questo lavoro finisce alla fine del 1400. Le pergamene che sono 1684 vanno dall’anno 884 all’anno 1729.

3. FONDO S. MARIA IN GRADI
Contiene 744 pergamene del Monastero Camaldolese di S. Maria di Agnano unita a S. M. in Gradi. Vanno dall’anno 1029 al 1694. Sono corredate da una Synopsis del monaco Gherardini.

4. FONDO PACCINELLI
E’ una raccolta di 208 pergamene fatta dal Canonico Cosimo Paccinelli che le ha ordinate e ne ha steso la Synopsis (1798). Contengono vendite, affitti, mutui, in molta parte della famiglia aretina dei Cenci. Vanno dal 1150 al 1748.

5. FONDO EX ARCHIVIIS VARIIS
Composto dal cospicuo numero di 867 pergamene, che furono raccolte da Luigi Paci, ha una Synopsis brevissima e due volumi di trascrizioni. Provengono dai vari monasteri di città (S. Croce, S. Francesco…) e della diocesi (Poppi), ma sono state ordinate secondo un ordine cronologico ed ormai sembra impossibile riordinarle secondo altri criteri, come quello di provenienza. Vanno dal 1010 al 1729.

6. FONDO TAVANTI
Piccolo fondo di pergamene (91) che vanno dal 1000 al 1800, di limitato interesse, forse acquistate nel mercato di antiquariato dall’Ing. Tavanti e donate, con una Synopsis, al Capitolo insieme al mobile per contenerle, all’inizio del 1900.

7. FONDO FRATERNITA DEL CLERO
Questo fondo è stato trasferito dalla Biblioteca del Seminario in occasione degli ultimi trasferimenti dell’Archivio Capitolare. Era nel Seminario perché questo era già sede della Fraternita del Clero.
Questa Confraternita era sorta nel 1300 e aveva per vari anni gestito l’Ospedale dell’Oriente.

A) Diplomatico della Fraternità. Contiene 240 pergamene, dal 1194 al 1609.
Riordinato da A. L. Grazing autore anche della Synopsis.
B) Statue e Riforme. 33 pezzi dal 1379 al 1779.
C) Delibere e stanziamenti. 19 pezzi dal 1546 al 1794.
D) Elenchi dei sacerdoti, aventi diritto alla partecipazione e Votazione; sono 5 pezzi dal 1637 al 1784.
E) Instrumenta. 4 pezzi con copie o autentici ate con riferimento alle proprietà e diritti della Fraternita. Dal 1324 al 1751.
F) Catasti = 4 pezzi dal 1603 al 1736.
G) Inventari delle robe – 5 pezzi dal 1552 al 1783.
H) Censi = contratti, in 3 pezzi dal 1667 al 1783.
I) Processi = materiale per liti e processi. 4 pezzi dal 1600 al 1780.
L) Affitti = contratti di affitti per poderi e case. 7 pezzi dal 1533 al 1777.
M) Debitori = 14 registri dal 1513 al 1764.
N) Entrata-Uscita = un registro ogni anno dal 1528 al 1781. Mancano alcuni. Sono distinti in registri del Camerlingo e registri del Provveditore delle scritture e registri del Provveditore delle possessioni.
O) Miscellanea. Alcuni pezzi si riferiscono “eredità Martini” (1667_1748) e “Eredita anonima” (1721-1887). Altri pezzi a memorie diverse (1700-1779).
P) Vacchette per la soddisfazione di legati. 8 pezzi 1721-1811.
Q) Materiale dell’Ospedale dell’Oriente 1355-1406. 21 pezzi.
R) Atti notarili. Alla Fraternita furono consegnati vari registri di Notari, quasi tutti con argomenti fuori dell’ambito della Fraternita.
Atti di ser Guido = 17 pezzi dal 1329 al 1359.
Vari notari = un pezzo dal 1299 al 1333.
Atti di ser Guglielmo un pezzo dal 1260 al 1276.
Atti di ser Feo = un pezzo dal 1320 al 1323.
Atti di ser Marco – un pezzo dal 1321 al 1322.
Atti di ser Pace = un pezzo dal 1334 al 1360.
Atti di ser Giovanni di Cecco : un pezzo dal 1389 al 1409.
Atti di Agnolo di Ventura setaiolo = frammento di registro 1337-1347.
Atti di ser Filippo da Foiano = 1465_1466 (atti di Curia).
Atti di ser Bartolomeo da Lorenzano cappellano – 1531-1532.
Atti di vari notari. 1783-1796.

8. FONDO MADONNA DEL CONFORTO
Comprende materiale che riguardava l’opera della Madonna, sia in riferimento alla Cappella sia ad altre attività dipendenti, come il Collegio piano.
Processo testimoniale in riferimento all’episodio del 15 febbraio 1796.
Delibere = 9 pezzi dal 1796 al 1969.
Documenti di corredo alle delibere – 4 pezzi dal 1830 al 1926.
Contratti – 7 pezzi dal 1825 al 1880.
Deputazione. Entrate-uscite. 10 pezzi dal 1796 al 1825.
Camarlingo. Entrate-Uscite 21 pezzi dal 1796 al 1937.
Cappellani e Legati. Registri e Vacchette di Messe.
Festeggiamenti – Materiale relativo a feste in onore della Madonna.
Collegio Piano. Materiale Vario dal 1802 al 1914.
L’archivio ha anche fondi di musica sacra e codici miniati, di cui alcuni, in deposito, provenienti dalla Pieve di Arezzo.